Il lavoro dei bambini è il gioco

Il 12 giugno si è celebrata la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Per l’occasione, sono stati pubblicati molti dati che dipingono un quadro davvero inquietante. Ne riportiamo alcuni, sperando che non passi un altro anno senza un cambiamento di rotta tangibile.

Secondo l’ILO, sono circa 168 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni coinvolti nel fenomeno, circa il 13% di tutti i bambini e ragazzi del mondo. Circa la metà è impiegata in lavori ad alto rischio: in miniera, a contatto con sostanze nocive, impegnati con macchinari pericolosi.

Nei paesi meno sviluppati, un ragazzo su 4 lavora, e corre rischi seri per la sua salute e per il suo sviluppo. Africa subsahariana e Asia Meridionale sono in testa a questa triste graduatoria, con la percentuale più alta di bambini in questa situazione, rispettivamente il 25% e il 12% dei bambini tra i 5 e i 14 anni residenti. In Asia Meridionale i bambini che lavorano sono 77 milioni. In Pakistan l’88% dei bambini tra i 7 e i 14 anni che non va a scuola, perché lavora; in Bangladesh il 48%, in India il 40% e in Sri Lanka il 10%.

Tra le forme di lavoro minorile ad alto rischio rientra anche il lavoro di strada, ovvero l’impiego di bambini che – soprattutto nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane – per sopravvivere, raccolgono rifiuti da riciclare o vendono cibo e bevande. Altro terribile volto del lavoro minorile è lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali, che coinvolge più di un milione di bambini ogni anno.

Ma che cosa si fa a livello mondiale per contrastare questo fenomeno?

Tra le altre iniziative, segnaliamo quella di FAO e ILO che hanno lanciato un corso e-learning rivolto ai responsabili delle politiche agricole e agli sviluppatori di programmi in ambito agricolo, perché inseriscano misure di contrasto al lavoro minorile nei loro progetti per lo sviluppo del settore destinati alle aree rurali più povere. Circa il 60% del lavoro minorile, infatti, per un totale di 100 milioni di minori, si svolge nel settore agricolo.

L’Unicef, dal canto suo, cerca di affrontare la causa del lavoro minorile – la povertà e la mancanza di opportunità – fornendo istruzione gratuita e sostegno economico a genitori e giovani in età da lavoro e promuovendo programmi di sensibilizzazione, prevenzione e reinserimento scolastico o lavorativo per bambini lavoratori, ex-bambini soldato e bambini di strada. I programmi prevedono orari flessibili, metodologie didattiche partecipative e un apprendimento che contempla competenze utili per la vita quotidiana e per la formazione professionale.

Per approfondire, ecco i link alle pagine dedicate all’argomento sui siti di ILOUNICEF e SAVE THE CHILDREN.